Il serpente dell' Eden

Blog anticattolico

Papa Francesco a Manila

Dal 12 al 15 gennaio il Papa è stato nello Sri Lanka e poi, fino al 19, è andato nelle Filippine e ha celebrato la messa più grande della storia, con una partecipazione stimata dalle autorità locali nella cifra record di sette milioni di persone.

Pope Francis visits the Philippines

Particolarmente emozionante il momento in cui una bambina cresciuta per strada, la piccola Giselle, ha chiesto in lacrime “Perché Dio permette che noi soffriamo cose terribili come l’abuso sessuale e perché ci sono così poche persone che ci aiutano?”. Il Santo Padre è rimasto molto colpito e ammirato da una domanda così profonda e sensata, e ha risposto in modo quasi non religioso e che per questo gode della nostra approvazione: “Oggi abbiamo ascoltato l’unica domanda che non ha una risposta”. Questa è a nostro avviso una delle tantissime domande senza risposta, di sicuro non l’unica, ma comunque il dubbio, l’onestà di dire “non lo so” è un incredibile passo in avanti rispetto alle tipiche risposte comuni alla grande maggioranza delle religioni che invocano il piano imperscrutabile di Dio, la giustizia che sarà fatta nella vita dopo la morte e via di questo passo. È vero che non ha escluso queste argomentazioni, probabilmente quando ha risposto si riferiva proprio a questo, ma il fatto che non l’abbia espresso in maniera esplicita è indice di un passo in avanti, sempre che non l’abbia fatto perché non voleva rispondere in questo modo ad una bambina in lacrime che probabilmente ha subito le peggiori atrocità.

E proprio queste ultime parole ci permettono di introdurre una notizia, che speriamo in cuor nostro che sia una bufala. È uscito in questi giorni un articolo terribile del Daily Mail che denuncia la rimozione dei bambini di strada di Manila che sarebbero stati “nascosti” in delle carceri per evitare che chiedessero l’elemosina durante la visita del Santo Padre.

I giornalisti del Daily Mail avrebbero addirittura fotografato alcuni bambini nelle celle, alcuni addirittura di 5 anni, e avrebbero denunciato le condizioni disumane in cui hanno passato questi ultimi giorni: costretti a dormire sul pavimento, a magiare avanzi di cibo che vengono lasciati in terra, a espletare i bisogni corporali dentro alcuni secchi, incatenati, picchiati, addirittura abusati e non è difficile da immaginare dato che nelle foto i bambini condividono la cella con detenuti adulti. Il piano non è un segreto, era stato ammesso pubblicamente da membri del governo (impossibile che il Papa non lo sapesse!) due settimane prima della visita, sebbene fosse stato specificato che il compito di “imprigionare” i bambini non sarebbe stato svolto dalla polizia.

Papa abbaraccia bambina - Manila

Ha il sapore dolce-amaro l’abbraccio che Francesco ha riservato alla piccola Giselle in lacrime per consolarla, conscio che probabilmente in quello stesso momento un altro bambino innocente era picchiato o violentato in una cella di un carcere da qualche avanzo di galera senza che lui alzasse la voce contro questa pratica, senza che denunciasse moralmente chi l’ha ideata e messa in pratica non per la prima volta: una soluzione analoga era stata adottata nell’occasione della visita di Obama nell’aprile 2014. Come disse il Papa nel settembre 2013, Dio perdona chi segue la propria coscienza.

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Islam e violenza

La strage di Parigi presso la sede del settimale satirico Charlie Hebdo ha riportato in modo veloce e violento l’attenzione dell’opinione pubblica al terrorismo internazionale di stampo religioso. Si è ripreso a parlare di quei circa 50 volontari italiani che combattono in Siria, si sono ricordate le varie stragi che hanno ucciso persone innocenti in Europa: dall’attentato alla metropolitana londinese nel 2005, a Madrid nel 2004 e il caso della sparatoria nel museo ebraico di Bruxelles nel 2014. Si è ancora una volta condannato il terrorismo in ogni sua forma, come d’altronde è giusto che sia.

“Chiunque nega che Allah sia sopra i Suoi cieli, sul Suo trono e che è distinto dalla Sua creazione, deve essere obbligato a pentirsi. Se non si pente, allora deve essere decapitato e buttato in una discarica di rifiuti, così che i Musulmani e Ahl-Dhimma (i Cristiani e gli Ebrei) non soffrano per il suo puzzo nauseabondo” Ibn Khuzaymah

Forse questa occasione ci consente di esprimere la nostra opinione sulla religione islamica. Molti dicono che non sia una religione violenta, che sia solo un’errata interpretazione scelta da pochi e imposta a molti a renderla un terreno fertile per attentati, decapitazioni eccetera.

“Ben presto getteremo lo sgomento nei cuori dei miscredenti” (Corano, Sura 3:151)

Non siamo certo dei cultori del profeta Maometto né esegeti del Corano, ma stando a quello che sappiamo ci sentiamo di dire che l’opinione diffusa menzionata sopra sia capovolta: l’islam è una religione violenta, ma per fortuna la maggior parte dei praticanti (e ci sentiamo di aggiungere dei praticanti istruiti), è sufficientemente saggia e rispettosa del prossimo da non lasciarsi a un determinato tipo di atteggiamenti.

Andiamo indietro nel 1998, negli Stati Uniti, in casa di un uomo sospettato dall’FBI di fare gruppo della cellula terroristica Abu Nidal e che per questo aveva dei microfoni nascosti in casa. La famiglia dell’uomo è composta dalla moglie (brasiliana e convertita all’islam) e dalle figlie. Una di queste, Palestina (detta Tina), si concede le libertà che il governo americano le consente e cerca di integrarsi e vivere più felicemente possibile: ha un fidanzato (afroamericano), le piacciono i vestiti e lo stile occidentale, frequenta una scuola di danza, le piaceva studiare e aveva trovato un lavoretto in un supermercato. Ovviamente tutte queste libertà non vengono tollerate dalla famiglia di lei e il padre decide che la figlia deve morire, assumendosi l’onere di assassinarla. Nelle registrazioni si sente la figlia che urla e chiede aiuto alla madre che, come verrà accertato in sede processuale, la tiene invece ferma per facilitare il compito al marito che la sta accoltellando a morte. Basterebbe forse questo per lasciarci sufficientemente scioccati, ma come se non bastasse le sorelle della povera malcapitata vittimizzeranno i genitori che si sono ritrovati con una figlia “cattiva e disubbidiente che meritava di morire”. Situazioni di questo tipo non sono purtroppo nuove, neanche nel nostro paese dove qualche anno fa un fatto analogo era accaduto (in quell’occasione il padre aveva sepolto la figlia in giardino). Episodi come questo si verificano in tutto il mondo, specialmente nel medio oriente, dove il Corano viene interpretato alla lettera e l’istruzione scarseggia.

“Allah ti è più vicino della tua giugulare” (Proverbio ispirato alla Sura 13)

Il Corano inoltre dice chiaramente che tutta l’umanità deve essere sottomessa all’Islam, se necessario con la violenza, e fa diretto ed esplicito riferimento agli ebrei, ai cristiani, agli apostati, agli infedeli considerati tutti nemici dell’Islam da sottomettere ed eliminare, se necessario, anche con l’uccisione.

“L’ultima ora non verrà finché non sarà stato versato molto sangue” (Hadith Sahih Muslim , 41:6903)

Tutto ciò che riguarda la religione islamica un po’ più da vicino, è ancor più che nel caso cristiano, intriso di barbarie, efferatezze, incitazioni a omicidi e violenze o velate minacce. Seppur supportata da fatti, la nostra rimane comunque una personale opinione.

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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Si celebra oggi la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. I dati sono allarmanti e sono spesso diffusi da giornali e televisione: in Italia una donna viene uccisa in media ogni due giorni, ma non si contano gli episodi di violenza, minacce, torture fisiche e psicologiche a cui una mamma di famiglia spesso non riesce a sfuggire. Vero è che sono stati creati diversi gruppi di aiuto per le donne vittime di violenze e anche per gli uomini che riconoscono di avere questo tipo di problema con il gentil sesso. È tuttavia inevitabile andare a vedere quanta parte di responsabilità ha la religione in tutto questo, e non ci riferiamo solo a quella cattolica, ma in tutte le religioni. La risposta meriterebbe pagine e pagine di commento, andrebbero citati troppi testi, ad esempio nel libro Siracide ci sono pagine e pagine orientate a descrivere quanto debba essere servile una donna per essere una buona moglie. Ancora più in là si spinge il Corano, libro ispiratore di tante barbarie che si perpetrano ancora oggi (si veda l’infibulazione e la sua diffusione). Ecco cosa recita la sura 4:34 del testo sacro musulmano:

Le donne virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono non fate più nulla contro di esse.

Insomma qui la violenza sulle donne viene decisamente incoraggiata. E la Bibbia invece? Un episodio significativo arriva dal libro dei Giudici (Giudici 19: 22-25) in cui un viaggiatore viene ospitato insieme alla propria concubina e ad un servo nella casa di un anziano signore. Gente del posto vuole “abusare” dell’ospite maschio, ma il padrone di casa dice “Ecco qua mia figlia che è vergine, e la concubina di quell’uomo; io ve le condurrò fuori e voi abusatene e fatene quel che vi piacerà; ma non commettete contro quell’uomo una simile infamia!”. La concubina subisce violenze di gruppo per tutta la notte e la mattina muore. Dopo essere tornato a casa il viaggiatore da bravo omino tuttofare la smembra, dividendola in dodici pezzi “che mandò per tutto il territorio di Israele”.

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Questo episodio è tratto dall’Antico Testamento, di sicuro impregnato di una cultura antica e che poi Gesù ha in parte cambiato, tuttavia ci sentiamo di concludere con un’ulteriore citazione, tratta questa volta dal Nuovo Testamento e, come vuole la leggenda, proferita proprio da Gesù.

Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

La scuola privata

Scuola disegno

Qualche settimana fa un nostro lettore ha sottolineato come parte dei fondi che lo stato dona alla Chiesa venga utilizzato anche per le scuole paritarie, fornendo un servizio a tutta la comunità e facendosi carico dell’istruzione di una fetta di giovani. Ma l’istruzione pubblica e quella privata/paritaria sono davvero confrontabili in termini di risultatati? Detto in un altro modo, gli studenti delle scuole pubbliche e quelli delle scuole private alla fine del ciclo di studi hanno in media le stesse competenze?

La domanda trova risposta nell’indagine OCSE del 2010 che evidenzia la sostanziale differenza di preparazione tra pubblico e privato: le prime infatti sono migliori per quanto riguarda i risultati raggiunti e una conferma del trend viene dalla stessa indagine datata 2012 e da un altro studio indipendente. Un mito che a sorpresa è stato sfatato da queste indagini è che la preparazione delle classi molto numerose, con 25/30 allievi è tendenzialmente superiore a quella delle classi con meno alunni. Ovviamente nella scuola pubblica non è tutto rose e fiori: il divario tra nord e sud Italia è netto e il numero di assenze degli studenti si stima essere all’incirca il doppio rispetto alle private, e va notato che le scuole private godono di cospicui finanziamenti pubblici. Quest’anno lo stato ha erogato 483 milioni di euro agli istituti privati/paritari (soldi ovviamente sottratti all’istruzione pubblica, vittima di tagli da ormai troppi anni) in nome della “libertà effettiva di scelta educativa dei genitori” e in barba ai principi di merito tanto sbandierati da sempre. Le iscrizioni alle scuole private sono calate molto nell’ultimo anno (-20%) complice probabilmente la crisi che non permette più a molte famiglie di pagare le salate rette tipiche delle scuole private, e visti i risultati delle indagini OCSE messi in luce sopra per il sistema paese questo sarebbe anche un bene.

I più agguerriti nel voler ottenere soldi pubblici per le proprie scuole private/paritarie sono (stranamente) i cattolici. Scola è in prima linea con CL e anche Suor Maria Alfieri, presidente di FIDAE Lombardia è entusiasta del ministro dell’istruzione Giannino e dei suoi quattro punti (non avviare nuove riforme, valorizzare l’autonomia delle scuole, riconoscere piena dignità alla scuola paritaria, considerare le spese per l’istruzione non come costi ma come investimenti in capitale umano). La giunta Formigoni, come ricordato nel libro La lobby di Dio, aveva stabilito che si erogassero dei buoni economici ad alcune famiglie con figli in istituti privati per aiutarli a pagare le rette scolastiche: di questi buoni hanno goduto anche famiglie con appartamenti in pieno centro a Milano con un tenore di vita che non giustificava un contributo economico di circa mille euro e di esempi in questo senso ce ne sono tanti.

scuola paritaria classe

Ci sentiamo di dire inoltre che il privato ha ovviamente scopo di lucro, se il bilancio annuale non è in attivo l’attività chiude e una qualunque attività di lucro deve essere più redditizia possibile. Le scuole private hanno due modi, a nostro modo di vedere, di sostentarsi: il primo è mantenere uno standard abbastanza alto tale da farsi un buon nome e attirare così più studenti; il secondo, a nostro avviso ben più praticato, è quello di assicurare una promozione molto facile agli studenti e c’è chi ci ha riferito che un “aiutino” ulteriore in caso di risultati non del tutto sufficienti può essere dato da donazioni dei genitori nei confronti della scuola frequentata dal figlio, ma ci teniamo a sottolineare che di questo non abbiamo esperienza diretta. La tesi della promozione facile sembra essere avvalorata dal fatto che molti studenti in difficoltà passino dalla scuola pubblica a quella privata nel periodo che va da dicembre a febbraio, quando arrivano le pagelle: forse sono più seguiti nelle scuole private, potrebbe essere così, ma alla luce di quanto visto fin ora ci sembra più ragionevole pensare che la ragione sia un’altra.

Un ultimo spunto di riflessione è offerto da una celeberrima frase si Gaetano Salvemini:

La cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato

La scuola privata è in genere frequentata dalle fasce sociali più agiate, dai ragazzi che hanno genitori benestanti che possono permettersi la retta, mentre nelle scuole pubbliche l’ambiente è ben più eterogeneo: questo, a nostro modo di vedere, aiuta il ragazzo a rapportarsi con mondi diversi dal suo, a comprendere meglio la società che lo circonda senza rimanere in un luogo in cui la dolce vita è quasi la norma, a interagire con extracomunitari e favorirne in questo modo l’integrazione. La spesa per la scuola pubblica non è una vera e propria spesa, ma piuttosto un investimento mentre la stessa cosa non ci sentiamo di dirla per quanto riguarda la scuola privata.

Buon Compleanno!

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Con oggi si segna un anno dall’avvio del blog Il Serpente dell’Eden, luogo di divulgazione, denuncia e satira. Durante il primo anno di vita del blog abbiamo raggiunto le mille visite: di sicuro un buon punto di partenza. Nel bilancio va aggiunta qualche piccola polemica, benvenuta essendo il blog anche un luogo di discussione, e qualche scambio di mail coi dei lettori. Va purtroppo detto che per impegni personali il blog non può più essere aggiornato come in precedenza; ci eravamo prefissati di pubblicare circa quattro post al mese, ma per l’anno venturo saremo costretti a dimezzare il numero di post e ci scusiamo coi lettori.

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Va detto che la religione, per fortuna, non è uno degli argomenti preferiti dagli internauti, complice il fatto che internet è uno strumento non molto usato dalle fasce di età più alte che sono anche quelle più religiose. Nonostante questo ci teniamo a mandare il nostro messaggio anticattolico in modo libero, deciso e pungente. Siamo convinti che il dubbio sia la porta per la verità, soprattutto in un ambito come quello religioso: liberarsi dai pregiudizi religiosi è possibile! Siamo convinti anche che l’ironia sia un’arma potentissima, forse ben più dei ragionamenti argomentati solidamente che vengono spesso dribblati da frasi come “È questione di fede”.

Ad ogni modo, a tutti coloro che non condividono i nostri ragionamenti perché per l’appunto non si basano sulla fede consigliamo caldamente di leggere la Bibbia, si renderanno conto se provvisti di un poco di senso critico che è piena di assurdità, falsità storiche e contraddizioni: può un Dio perfetto ispirare qualcosa di così pasticciato per rivelarsi a noi e darci le sue linee guida?

Chiudiamo con una frase di Arthur Schopenhauer, illustre filosofo dell’ ‘800 che in qualche modo racchiude parte del nostro pensiero ed è fonte di ispirazione e di motivazione per andare avanti nel nostro lavoro, augurandoci un altro anno pieno come quello appena passato.

Le religioni sono figlie dell’ignoranza, e non sopravvivono a lungo alla madre.

I costi sociali della Chiesa

Giovani laureati all'estero

Sappiamo che la grave crisi che imperversa in tutta Europa costringe ogni anno migliaia di giovani, neolaureati e non, a cercare impiego e fortuna al di fuori dei confini nazionali, volando spesso oltreoceano e stabilendosi definitivamente in un altro paese o addirittura continente. Per fortuna il tasso di credenti nei giovani è tendenzialmente inferiore rispetto alle generazioni passate, questo vuol dire che i figli sono in media meno religiosi dei genitori nonostante, a causa del battesimo praticato in età neonatale vengano contati come credenti praticanti. Un altro tassello al nostro ragionamento lo si aggiunge considerando la quantità di denaro che lo stato fornisce annualmente alla Chiesa, stimati dal sito icostidellachiesa.it superiore ai sei miliardi quattrocento milioni di euro.

Apriamo e chiudiamo una piccolissima parentesi: la CEI ha stanziato un milione di euro per aiutare gli alluvionati di Genova; a prima vista potrebbe sembrare un atto di generosità, ma viste le cifre soprastanti non è difficile immaginare che i soldi che Genova dà alla CEI ogni anno siano molti di più rispetto a quelli che la CEI ha dato una tantum ad una città disastrata.

Riprendendo il filo del discorso, all’incirca un quarto (in realtà di meno) di questi fondi vengono utilizzati in opere di carità e assistenza umanitaria, tutto il resto va nelle casse del Vaticano (CEI, IOR ecc.). Se lo stato interrompesse l’erogazione di fondi e si impegnasse a fornire servizi di carità analoghi a quelli forniti dalla Chiesa mantenendo lo stesso budget risparmierebbe circa 4,8 miliardi. Se questi soldi infine venissero investiti in politiche di aiuto alle famiglie (aiuto vero, non l’aiuto alla famiglia offerto da un prete che benedice la casa per intascarsi un’offerta) probabilmente i genitori, cattolici e non, non soffrirebbero un tremendo dolore vedendo il proprio figlio partire per l’estero con una valigia piena e un biglietto di sola andata per un altro paese, potrebbero godersi per bene i nipotini e i figli potrebbero rimanere accanto ai genitori per trascorrere insieme i week end e per accudirli quando saranno anziani. Certo, la crisi non è colpa della Chiesa, ma sarebbe ben più affrontabile se questa istituzione che nasce come povera, diventasse davvero tale, acquistando tra l’altro una maggiore coerenza e quindi una maggiore credibilità agli occhi di tutti.

Un discorso economico di questo tipo si presta a praticamente qualunque aspetto della nostra società, dalla sanità all’istruzione alle pensioni. La Chiesa (per mantenere un parallelo coi fatti di Genova) è sia l’alluvione che la mancata prevenzione. Al nostro paese si guarda spesso con tristezza e con rabbia: quando ci si lamenta degli sprechi però si ricordino tutti gli aspetti, non solo quelli legati alla corruzione e alla mafia, ma anche a quella mafia legalizzata che è la Chiesa.

Paolo Brosio

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Paolo Brosio è ad oggi il paladino di Medjugorje, ha ormai collegato il suo nome al paesino bosniaco e lavora attivamente per promuovere la fede nel mondo. Ha scritto più di un libro: chiunque faccia un giro al sabato pomeriggio in libreria si imbatte certamente in almeno uno dei suoi libri. Ma non finisce qui, organizza viaggi e tiene conferenze, se così possono essere definite, in cui racconta la sua storia disseminata di alti e bassi. Una laurea in giurisprudenza a cui segue una carriera folgorante a Studio Aperto prima, a canale 5 e a rete 4 poi. Passa quindi in rai facendo parte di trasmissioni seguite e amate come Domenica in, Quelli che… il calcio, Linea Verde finendo addirittura all’Isola dei Famosi. Pratica sport a livelli semiprofessionistici. Si ritrova quindi a far parte di un’élite di vip che organizza feste esclusive nel lusso e in presenza di belle donne e polverine bianche da inalare, si sente invincibile, sicuro e, per sua stessa ammissione, arrogante. Si sposa con una bellissima modella brasiliana ed è felice che la vita gli sorrida in ogni suo aspetto.

Quando tutto sembra andare per il meglio però il padre, a cui Paolo è particolarmente affezionato, muore. Un infortunio lo allontana dallo sport così amato, il locale che gestisce viene dato alle fiamme e la moglie lo tradisce, rimanendo incinta “dell’altro”. Insomma nel giro di due anni Brosio passa dalle stelle alle stalle e si rinchiude in casa con sua madre, sconfitto dagli schiaffi che la vita gli ha riservato.

La madre è una fervente cattolica, che ha riempito negli anni le librerie di casa con volumi sulla religione, libri che il Paolo ricco, famoso e sicuro di sé ha sempre snobbato, convinto che il successo di un uomo sia determinato dal suo DNA. Il nuovo Paolo però non disdegna quelle letture e uno alla volta divora quei libri, si appassiona, si sente chiamato dalla Madonna, insomma si converte. Sente quindi il bisogno di divulgare il suo credo accompagnandolo con organizzazioni di beneficienza e viaggi organizzati a Medjugoje, convito di agire per il bene, e fin qui niente da dire.

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Accanto a queste attività filantropiche però comincia anche a tenere conferenze (soprattutto in Italia), diffondendo un messaggio pericoloso e sottile perché inserito in un contesto in cui la sua storia di peccatore convertito gli conferisce una grande credibilità, soprattutto agli occhi di una vecchietta la cui vita ruota attorno alla sua parrocchia, magari anche un po’ ammaliata dallo studiato resoconto di sé che Paolo Brosio sta narrando, commuovendosi al momento giusto.

Afferma in queste conferenze che i tumori vengono a causa del peccato. Che per migliorare la propria situazione di disoccupato strozzato dalla crisi basta pregare. Che la miglior medicina è il rosario. Che il male (le disgrazie che capitano nella vita di tutti) non va combattuto con la ragione.

Paolo Brosio si commuove

Paolo Brosio non si rende conto forse che le bestemmie non portano al tumore del pancreas e che saltare la messa non provoca infarti. Non ha capito che rimboccarsi le maniche nei momenti di difficoltà può cambiare il corso delle cose. Chi dice il rosario si ammala e muore esattamente come tutti gli altri, nessuno escluso. Non ultimo, Paolo Brosio non ha capito che le sventure sono una parte della vita inevitabile, a cui nessuno, nemmeno il più fervente dei cristiani può scampare, la morte nient’altro è che una parte della vita tanto importante quanto la nascita. Accettare queste cose può fare la differenza tra una persona che riesce a cavarsela e una persona che si fa sconfiggere. La cosa negativa in sé non è che Brosio pensi queste cose, poverino, ma che le diffonda a chi dalla vita magari è stato già sconfitto, riempiendogli il cervello di discorsi che hanno un effetto in qualche modo simile agli antidepressivi chimici, cioè non fanno pensare alle cose negative. Distolgono l’attenzione dai problemi e fanno sì che una persona anche infelice si autoconvinca che c’è qualcuno che li ama, che se sbagliano non importa, saranno perdonati e che basta dire qualche preghierina perché la vita ritorni a sorridere. Paolo Brosio si rende in qualche modo colpevole di instillare false credenze, alcune sì, lecite e innocenti, altre (è il caso di dirlo) addirittura mortali. Non bisogna meravigliarsi se qualcuno un domani denuncerà Brosio per quello che ha detto.

La lobby di Dio

Dopo questo mese di pausa siamo pronti a continuare l’attività del blog. Ricominciamo alla grande allora consigliando un nuovo libro!

La lobby di Dio libro

Nel saggio dal titolo La lobby di Dio Ferruccio Pinotti compie un’indagine capillare e meticolosa dei meccanismi sociali e finanziari legati a Comunione e Liberazione: un’organizzazione religiosa sulla carta, ma che grazie alla Compagnia delle Opere, suo braccio economico, è diventata una piovra che strozza il libero mercato affidando importanti appalti ad amici e amici di amici, sulla base dell’impronta confessionale. Il credo morale, come ci mostra Pinotti, è puro flatus voci all’interno del movimento: quello che conta davvero sono i soldi. La regione Lombardia con il suo ex presidente Formigoni è stata, come si legge in La lobby di Dio , ed è ancora pesantemente colpita dalla presenza ciellina: più di un caso di malaffari in cui erano coinvolti personaggi seguaci del movimento di Don Giussani è stato infatti in questi anni protagonista delle pagine dei giornali. Nomi, cognomi e fatti sono esposti con chiarezza da Pinotti in questo interessante libro: Formigoni, Lupi,  ovviamente “l’uomo della provvidenza” Silvio Berlusconi, ma anche le vicende legate ad Alessandro Cè.

L’accorato angelus del Papa

Il Papa è contro la guerra. Per quanto possa sembrare eclatante è così: numerosi sono i suoi appelli e di sicuro in molti ricorderanno le belle parole espresse dal pontefice riguardo alla situazione in Ucraina e anche riguardo a Gaza. In particolare nell’angelus di ieri in Piazza San Pietro si è prodigato in un appello accorato contro i bombardamenti. Purtroppo non è stato possibile incorporare il video dell’appello, per il quale rimandiamo a questo link, ma analizziamo un attimo le parole di Francesco:

Papa Francesco all'angelus

Fratelli e sorelle: mai la guerra. Penso soprattutto ai bambini, ai quali si toglie la speranza di una vita degna, di un futuro. Bambini morti, bambini feriti, bambini mutilati, bambini orfani, bambini che hanno come giocattoli residui bellici, bambini che non sanno sorridere. Fermatevi per favore, ve lo chiedo con tutto il cuore: è ora di fermarsi, fermatevi per favore.

Sarà di sicuro un appello accorato, ma chi gliel’ha scritto si poteva di certo impegnare di più. I contenuti sono a dir poco banali, forse un bambino di sei anni sarebbe riuscito a partorire qualcosa di migliore; ciononostante la grande ars oratoria di Bergoglio l’ha reso un discorso in qualche modo toccante. Quali gli effetti concreti? Probabilmente nessuno, come sempre, a parte confermare la sua immagine di santo e di persona che si impegna per la pace e la comunione del mondo. Sia chiaro, anche noi pensiamo che il papa voglia la pace (e anche se ci auguriamo non serva dirlo è ovvio che la desideriamo in prima persona), ma di sicuro non è questo il modo di contribuire attivamente alla sua costruzione. È un leader rispettato, un capo di stato a cui danno credito miliardi di persone nel mondo e che quindi avrà pure un certo peso a livello diplomatico. Eppure tutto quello che fa è un discorso infantile e scontato in cui ci dice che la guerra è brutta e la pace è bella, menomale che c’è lui a spiegarci certe cose. Il tristissimo risultato è che in televisione quando si parla di Gaza si alternano informazioni vere di missili, macerie, gente disperata che cerca di sopravvivere, e il papa che parla.

L’angelus del 27 luglio 2014 racchiude al meglio l’essenza della morale cristiana: basta il pensiero.

Ancora Bill Maher

Bill Maher speaking about the pope

Ecco uno degli interventi con cui Bill Maher è solito concludere lo show Real Time, dell’emittente televisiva HBO, che ha per punto di partenza la figura di Papa Francesco. Anche qui con molta (a tratti addirittura troppa) irriverenza il conduttore statunitense ironizza sul ruolo dei media e del Papa, passando a ricordare alcune regole e tradizioni cattoliche come la confessione. Alcune precisazioni: l’infallibilità, oggetto di discussione nel video, è stata usata finora solo in un’occasione, di fatto è ancora materia dibattuta, e Tertulliano ha solo “definito meglio” un concetto già presente sia nell’antico che nel nuovo testamento.

Il video purtroppo non può essere aggiunto, rimandiamo quindi a questo link.

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